Dichiarazione da Tunisi della Freedom Flotilla Coalition

L’Arca di Gaza ed altre azioni dirette contro il blocco e per la libertà di movimento

 31 Marzo 2013

La Coalizione Internazionale della Freedom Flotilla, rappresentando organizzazioni di solidarietà della società civile e singoli attivisti di diversi paesi, ha partecipato al Forum Sociale Mondiale di Tunisi, da dove ha lanciato il suo appello ad un’azione diretta nonviolenta contro l’inumano ed illegale blocco di Gaza ed a sostegno della completa libertà di movimento per tutti i Palestinesi.

Abbiamo riscontrato con profonda soddisfazione un grande interesse, da parte degli intervenuti al Forum Sociale Mondiale e dei tanti Tunisini, per la nostra attuale campagna l’Arca di Gaza, che sfida il blocco dall’interno verso l’esterno, con la ricostruzione di un’imbarcazione che salperà dall’unico porto mediterraneo chiuso alla navigazione, con un carico di prodotti palestinesi destinati all’esportazione. Queste merci verranno acquistate da organizzazioni ed aziende solidali, che accetteranno il rischio commerciale legato alla spedizione, allo scopo di sostenere alcuni Palestinesi di Gaza, creando l’opportunità di superare lo strangolamento, per mano israeliana, della possibilità per questi ultimi di sopravvivere grazie al proprio lavoro. Oltre ai prodotti palestinesi della striscia di Gaza, chiediamo che sia resa possibile l’esportazione di merci da tutta la Palestina attraverso il porto di Gaza, in aperta sfida alle politiche di separazione dell’occupante che mirano a dividere i territori palestinesi occupati.

La Freedom Flotilla Coalition annuncia anche la sua nuova campagna di promozione della solidarietà con i pescatori di Gaza, che hanno subito un’ulteriore illegale riduzione delle loro zone di pesca (da 6 a sole 3 miglia nautiche) nelle scorse settimane, poco tempo dopo i piccoli ampliamenti conseguenti al cessate il fuoco del Novembre 2012. È inammissibile che le imbarcazioni da pesca palestinesi debbano ancora affrontare gli attacchi e i sequestri forzati da parte della marina israeliana per poter pescare nelle proprie acque. La flotta di pescherecci palestinesi deve avere libero accesso a tutte e 20 le miglia nautiche di fascia di pesca garantite dagli accordi di Oslo; e oltre a ciò, fino a poter pescare in acque internazionali, come è consentito a tutte le nazioni costiere del mondo.

Chiediamo l’immediata e certa riconsegna di tutte le imbarcazioni sequestrate dalla marina israeliana di occupazione: sia le decine di barche da pesca palestinesi sottratte, sia le navi dei diversi paesi che hanno preso parte ai viaggi della solidarietà, confiscate nel corso degli anni. Chiediamo che tutte queste imbarcazioni siano restituite immediatamente ai legittimi proprietari, nel luogo e nelle stesse condizioni in cui vennero sequestrate. Chiediamo inoltre che Israele risarcisca i proprietari per qualsiasi danno subìto, così come per il mancato utilizzo dei propri beni.

La strategia di Freedom Flotilla, basata su azioni dirette contro il blocco, include azioni legali nei nostri paesi per chiedere conto pubblicamente ai responsabili di questi crimini israeliani contro civili. Procedimenti legali contro i crimini israeliani sono già in corso in Turchia e Spagna e in preparazione in altri paesi.

La presenza al forum di Tunisi non ci ha solo permesso di far conoscere il nostro lavoro e le nostre campagne agli altri intervenuti (in particolare attraverso la partecipazione all’assemblea di convergenza che ha portato alla dichiarazione finale sulla Palestina), ci ha anche fatto incontrare nuovi sostenitori da tutto il mondo. Ci ha fatto particolarmente piacere conoscere tanti nuovi sostenitori tunisini al forum e durante la Marcia della Terra per la Palestina nel giorno di chiusura, e ci auguriamo di costruire nuove collaborazioni attorno alle nostre campagne, in Tunisia come in altri paesi.

Il blocco di Gaza non sarà tolto con vacue ‘scuse’ tra governi per degli ‘incidenti’: una soluzione autentica, solida e durevole implica azioni dirette contro il blocco da parte di associazioni di base della società civile, solidali coi Palestinesi.

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