L’ONU sospende la distribuzione di cibo e denaro, lasciando Gaza nell’indigenza

Palestinians collect food aid from the United Nations Relief and Works Agency (UNRWA) in the Rafah refugee camp, southern Gaza Strip (AFP Photo/Said Khatib)Palestinesi ricevono aiuti alimentari presso l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Palestinesi (UNRWA) nel campo profughi di Rafah, nel sud della striscia di Gaza (AFP Foto/Said Khatib)

L’ONU ha sospeso le attività di tutti i suoi centri di distribuzione alimentari di Gaza a seguito dell’assalto ad uno di essi da parte di contestatori. Essi riprenderanno ad operare quando l’UNRWA vedrà confermata la sicurezza del proprio personale e delle sue proprietà.

Giovedì, decine di persone hanno assalito uno dei centri di distribuzione dell’UNRWA per protesta contro la sospensione da parte dell’ONU dell’assistenza finanziaria diretta a migliaia di famiglie indigenti di Gaza a partire dal 1° di Aprile. Gli aiuti economici furono sospesi a causa dei pesanti tagli al bilancio UNRWA, che hanno già provocato un maggior deficit di 67 milioni di dollari USA al bilancio dell’organizzazione.

In risposta, l’UNRWA ha annunciato la temporanea chiusura dei suoi centri di distribuzione per “la grave escalation con una serie di manifestazioni avvenute la scorsa settimana, che hanno provocato disturbi,” ha dichiarato l’UNRWA.

Il responsabile dell’UNRWA a Gaza è stato categorico. “Ciò che si è verificato oggi è assolutamente inaccettabile,” ha affermato Robert Turner, capo delle operazioni dell’agenzia per Gaza.

Adesso, verosimilmente, i Palestinesi di Gaza non ricevono più alcun aiuto, dato che l’UNRWA forniva il sostentamento a quasi metà di loro, 800.000 Palestinesi su una popolazione totale di Gaza di 1,7 milioni di abitanti. L’UNRWA, inoltre, gestisce tuttora ivi alcune decine di scuole ed ambulatori medici.

Si noti anche che a Gaza l’UNRWA forniva cibo a 25.000 persone al giorno.

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Palestinesi ricevono aiuti alimentari dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Palestinesi (UNRWA) presso il suo quartier generale di Rafah, nel sud della striscia di Gaza (AFP Foto/Said Khatib)

“Di conseguenza, tutti i centri di aiuto e distribuzione resteranno chiusi fino a che tutti i maggiori gruppi non daranno garanzie che le operazioni dell’UNRWA possano proseguire senza ostacoli,” ha chiarito Turner.

Con la concreta prospettiva di una catastrofe umanitaria all’orizzonte, il gruppo palestinese di Hamas, che è stato in carica a Gaza dal 2007 ed è responsabile del mantenimento dell’ordine e della sicurezza nel territorio della striscia, ha espresso la propria preoccupazione, definendo “ingiustificata” la chiusura dei centri di aiuto alimentare.

Rispondendo alle accuse dell’UNRWA di un attacco “ingiustificato, apparentemente pianificato e senza precedenti”, un portavoce di Hamas a Gaza, Sami Abu Zuhri, ha sottolineato che le milizie di Hamas sono giunte sulla scena dell’assalto alla sede dell’UNRWA a seguito di una telefonata ed hanno immediatamente sedato i disordini.

“Chiediamo all’UNRWA di riconsiderare la propria decisione,” ha detto Abu Zuhri.

“Comprendiamo perfettamente l’impatto che la decisione di sospendere gli aiuti economici ha avuto su alcuni dei nostri beneficiari,” ha dichiarato Turner.

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Palestinesi rovistano in un mucchio di rifiuti alla ricerca di materiali riciclabili a Rafah, nel sud della striscia di Gaza, il 3 Aprile 2013 (AFP Foto/Said Khatib)

Poichè Israele ha istituito il blocco delle sue frontiere con Gaza, la sospensione degli aiuti può mettere al tappeto l’economia della striscia, aggiungendo problemi ai problemi della popolazione palestinese, già ridotta alle condizioni di vita di un ghetto.

Attualmente Israele conduce incursioni aeree occasionali contro attivisti di Hamas, come rappresaglia contro lanci di razzi fatti in casa in direzione di Israele.

Anche la frontiera con l’Egitto resta sigillata a seguito dell’incidente del 5 Agosto dell’anno scorso, quando un gruppo di militanti islamisti ha attaccato un checkpoint egiziano lungo la frontiera con Israele nella penisola del Sinai, uccidendo 16 soldati. Successivamente i militanti furono eliminati dall’IDF mentre tentavano di penetrare in profondità in territorio israeliano.

Il Cairo vuole evitare ulteriori problemi alla frontiera con Israele, per cui ha riaperto un solo varco, Rafah, alla frontiera tra Egitto e Gaza, che mette in comunicazione un milione e settecentomila persone con il resto del mondo. L’esercito egiziano ha anche iniziato a sigillare alcuni dei 1200 tunnel illegali che attraversano attualmente la frontiera egiziana con la striscia di Gaza.

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