I coltivatori di Gaza bruciano tonnellate di basilico e menta

I coltivatori di Gaza bruciano tonnellate di basilico e menta a seguito della chiusura delle frontiere di Israele

13 Aprile 2013 12:45 PM di Nidal al-Mughrabi

Palestinian walk across his land that he planted with tress and surrounded with traditional stone-built walls in the village of Ein Yabrud, near the West Bank city of Ramallah, on June 10, 2012.  AFP PHOTO / ABBAS MOMANI
Palestinian walk across his land that he planted with tress and surrounded with traditional stone-built walls in the village of Ein Yabrud, near the West Bank city of Ramallah, on June 10, 2012. AFP PHOTO / ABBAS MOMANI

GAZA: Agricoltori palestinesi di Gaza hanno iniziato sabato a distruggere tre tonnellate di erbe, sostenendo che la prolungata chiusura dei passaggi verso Israele ha come conseguenza che le piante non sono più adatte per essere esportate in Europa.

Nello scorso Ottobre, Israele ha tolto il divieto, in vigore da cinque anni, sulla redditizia esportazione da Gaza di erbe e spezie, divieto imposto dopo che l’organizzazione islamica Hamas assunse il controllo dell’enclave costiera. I coltivatori speravano perciò di poter trarre profitto dai loro più recenti raccolti di menta e basilico.

Ma lunedì scorso Israele ha chiuso il suo unico varco commerciale con la striscia di territorio palestinese isolato, in risposta ad un lancio di razzi da Gaza, permettendo solo una breve riapertura venerdì per consentire l’importazione di alcune merci.

Gli agricoltori hanno detto che la chiusura è avvenuta proprio quando si preparavano a raccogliere due tonnellate di menta ed una tonnellata di basilico, aggiungendo che le erbe ormai sono troppo avanti per la qualità richiesta dai mercati europei.

"E’ troppo tardi e, con dispiacere, abbiamo dovuto buttare via il raccolto dei produttori,” ha dichiarato all’agenzia Reuters Jamal Abu Naja, direttore dell’associazione comunale per l’agricoltura di Gaza. "Le ripetute chiusure minacciano questo promettente progetto."

L’economia palestinese è strettamente legata a quella Israeliana attraverso le infrastrutture ed ha pochi partners commerciali stranieri. Il cordone di sicurezza israeliano attorno a Gaza e le sue restrizioni per la sicurezza nella Cisgiordania occupata limitano la capacità palestinese di concorrere sui mercati esteri e contribuire a combattere un tasso di disoccupazione di quasi 25 %, ha reso noto il mese scorso la Banca Mondiale.

Israele ed Hamas, che non riconosce allo stato ebreo il diritto ad esistere, hanno combattuto a Novembre scorso una Guerra di nove giorni, terminata con un cessate il fuoco frutto della mediazione egiziana.

Dopo tre mesi di calma, dei militanti hanno lanciato un razzo su Israele alla fine di Febbraio, seguito da lanci a salve molto occasionali nelle settimane successive. Ogni volta, Israele ha risposto chiudendo il varco commerciale di Kerem Shalom.

Abu Naja ha sollecitato gli agricoltori ad approfittare della decisione di togliere il vincolo l’anno scorso, mirando all’alta domanda di erbe e spezie in Europa, dove i commercianti pagano questi prodotti palestinesi 26 dollari al chilo, a fronte di 0.27 dollari sul mercato interno.

Da Gennaio sono state esportate circa quindici tonnellate di spezie, mentre l’ultimo raccolto, che è stato falciato Sabato, sarà dato alle fiamme una volta essiccato al sole, affermano gli agricoltori.

"C’è voluto un mese per coltivare questa menta, e se non la si esporta al momento giusto, dev’essere distrutta, per via del limitatissimo consumo locale,” ha detto Abu Naja.

Ad oggi, una trentina di dunam (7.4 acri) sono stati dedicati alla coltivazione delle erbe, ivi compresi venti all’interno dell’ex insediamento israeliano di Gush Katif, da cui Israele ha ritirato i coloni ed i soldati nel 2005.

Una quarantina di donne e uomini palestinesi che lavoravano negli insediamenti sono stati la colonna portante delle attuali squadre di coltivatori.

"Abbiamo selezionato quaranta persone, tra cui sette donne, di grande esperienza per garantirci la riuscita. Quando vivevano qui, i coloni traevano il proprio reddito soprattutto dalla coltivazione delle spezie,” dice Abu Naja.

Contrariamente ad altri prodotti che Israele consente di esportare in Europa, quali fragole, pomodori ciliegia e fiori, le spezie possono essere coltivate ed esportate tutto l’anno.

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