“Arca di Gaza”: Costruire la Speranza

Arca di Gaza è più di un progetto: per artigiani, commercianti ed esportatori palestinesi rappresenta la costruzione della speranza di rompere, tramite una azione non violenta, il blocco attuato da Israele nei confronti dei palestinesi della Striscia di Gaza.
 

image                         (L'Arca di Gaza’s prima dei vari attacchi)

Nel corso degli ultimi due anni i lavoratori palestinesi erano riusciti, con il sostegno finanziario e logistico da amici in tutto il mondo, a trasformare una barca da pesca lunga 25 metri in un cargo; era pronto a salpare dalla Palestina, dal porto di Gaza, portando verso il resto del mondo prodotti palestinesi e passeggeri in contrasto al blocco israeliano.
Il progetto ha incontrato parecchie difficoltà ed ostacoli che hanno ritardato la data prevista per la partenza. La barca era quasi pronta a salpare, nella primavera del 2014, quando un'esplosione ha fatto saltare la barca alle 3:45 del 29 aprile. La barca ha subìto ingenti danni.

 

image                       (L'Arca di Gaza’s dopo il primo attacco, del 29 Aprile 2014)

Nonostante l'attacco subìto, gli organizzatori di Gaza Ark sono rimasti determinati, e hanno continuato a lavorare sul progetto, riparando i danni e impostando una nuova timeline per la partenza. La barca si stava approntando a salpare per settembre, quando ai primi di luglio è iniziata l'offensiva israeliana, che ha visto l'uccisione di più di duemila persone, parecchie migliaia di feriti e distruzioni di massa in tutta la Striscia di Gaza, con danni a case, fabbriche, ospedali e altre infrastrutture civili .

Il 10 luglio, Gaza era in fiamme. Ricordo quella notte come se fosse ieri. Eravamo avvolti dal rumore degli attacchi da parte degli F16, e la radio riferiva che la marina israeliana stava sparando sul porto. Verso le 2 di notte l'Arca di Gaza è stata centrata da un missile e subito è stata avvolta dalle fiamme.
Il bombardamento in corso era talmente sostenuto che le squadre antincendio della Protezione Civile non sono state in grado di entrare nel porto. L'incendio è proseguito e l'Arca si è ridotta a uno scheletro

 

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"L'attacco all'Arca di Gaza, effettuato nel mezzo dell'offensiva israeliana, ha garantito che la notizia della sua distruzione scomparisse tra tutte le altre storie della guerra. Se la notizia dell'attacco avesse avuto risonanza, avrebbe ancora una volta segnalato alla comunità internazionale che Israele fa tutto il possibile per impedire le esportazioni da Gaza e per fermare lo sviluppo dell'economia palestinese. In ultima analisi è questo il motivo principale dell'assedio.
Le esportazioni attuali sono solo il 3% rispetto alle cifre del 2006. Parlando dell'assedio si pensa a quanto sia difficile importare materiali e merci, ma in realtà il blocco delle esportazioni risulta molto più dannoso per l'economia."
"Anche dopo un anno che mi trovo qui, mi è difficile vivere veramente la lotta e la sofferenza palestinese. Nella mia testa ho presente che posso sempre tornare a casa, ho un'altra vita a cui posso un giorno tornare, ma i Palestinesi non possono andarsene: per loro questa rimane la più grande prigione, a cielo aperto, del mondo. Le persone che hanno tentato di fuggire, hanno dovuto sborsare parecchio denaro per essere contrabbandati in Europa su imbarcazioni che poi li hanno condotti alla morte. La gente si chiede perché dovrebbero rischiare la loro vita e la vita dei loro figli, ma tutto ciò è la prova che la situazione qui è senza speranza. Non c'è futuro, solo morte e distruzione tutto intorno. Il mondo volta le spalle a ciò che sta accadendo qui, mentre Israele continua le sue violenze, in violazione del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali." Charlie Andreasson 
                                                                   image                            Charlie Andreasson, attivista di 'Ship to Gaza – Svezia' ha lavorato come volontario e come Quality Control Manager sull'Arca di Gaza per parecchi mesi tra il 2013 e il 2014.

La Striscia di Gaza è una delle regioni più densamente popolate del mondo, con oltre 4.500 persone per chilometro quadrato. Il brutale blocco israeliano che la attanaglia dal giugno 2007 ha causato una terribile crisi economica. Il blocco rappresenta una punizione collettiva – una violazione del diritto umanitario internazionale attuata contro il milione e ottocentomila palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza. Ha causato il crollo dell'esportazione di beni da Gaza e costretto i residenti in una drammatica crisi umanitaria, tuttora in corso.

Dopo il cessate il fuoco ho visitato uno dei nostri produttori, l'Associazione Palestinese per lo Sviluppo e la Tutela del Patrimonio (PADHP). Il suo direttore, Anwar Abu Maliha, mi ha detto:

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"La guerra ha colpito duramente il nostro lavoro e tutti i nostri progetti hanno dovuto interrompersi.
Israele ha inteso distruggere le strutture relative alle istituzioni palestinesi e le infrastrutture di Gaza, e ha cercato di seppellire la storia e l'eredità della Palestina, bombardando molti edifici antichi e siti archeologici, come ad esempio la vecchia moschea di Gaza City .
Siamo impegnati a continuare i progetti che aiutano le associazioni palestinesi, che lavorano per mantenere il nostro patrimonio palestinese e l'artigianato. Israele ha bisogno che Gaza sia bloccata – non aprirà mai i nostri confini: è fondamentale per l'occupazione. Si impegnano ogni giorno per cancellare i nostri costumi tradizionali, la nostra cultura, il nostro patrimonio, la nostra storia e il nostro artigianato. Ricordo che nel 1970, gli israeliani riunirono tutti i telai in Palestina e li bruciarono, e hanno rubato i nostri vestiti e ricami tradizionali."

Ho anche parlato con Samera Qarmot , che provvede per la sua famiglia allargata, con il suo reddito dal suo lavoro al PADHP. Le ho chiesto della guerra.

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"Il primo giorno quando hanno iniziato i bombardamenti eravamo dentro l'associazione. Abbiamo sentito tre esplosioni di F16 nelle vicinanze e hanno colpito una casa a Beit Lahia con due colpi di artiglieria. Uno ha colpito il cortile esterno e l'altro ha colpito la stanza delle attività dei bambini, ma non è esploso. Siamo usciti fuori dal palazzo, sentendo che quello che è accaduto nel 2008 e nel 2012 stava accadendo di nuovo ".

Più tardi ho visitato Mahmoud Al Sawaf in Al Shujiya. Egli possiede la fabbrica di El Sawaf Carpet, che ha operato nella Striscia di Gaza per oltre un secolo. In tutte le precedenti occasioni che mi sono incontrato con lui era sempre stato un uomo ottimista, pieno di speranza. Ma questa volta era pieno di tristezza dopo la distruzione della sua casa negli attacchi. Cinque piani del suo palazzo sono stati bombardati, rendendo 30 persone senza tetto e distruggendo un ripostiglio pieno di fili, materiali e telai del valore di circa $ 75.000. Mentre camminavo per fargli visita, ho visto che tutte le case adiacenti sono state distrutte.

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Al Sawaf  said:

"Non è solo una guerra, è un terremoto. Volevano devastare Gaza il più possibile, distruggendo edifici, fabbriche, moschee, ospedali e anche le scuole. L'inverno sta arrivando e abbiamo urgente bisogno di ricostruire le case. La maggior parte dei materiali che ora sono sepolti sotto le macerie erano materiali di consumo che avevo salvato da prima che il blocco iniziasse e il mercato di esportazione crollasse. Speravamo che le frontiere sarebbero state aperte di nuovo e e che avremmo potuto nuovamente produrre il nostro lavoro e l'esportazione fuori di Gaza. Poi le guerre sono venute e hanno distrutto quelle ultime speranze. Per l'Arca di Gaza dico che apprezziamo il vostro lavoro e ci dispiace per la vostra perdita. In qualche modo ha aiutato i produttori palestinesi a fare un respiro quando gli israeliani bloccato anche l'aria. Avete aiutato a farci sognare la libertà e aprire i confini. "

    Watch Al Sawaf's statement here : https://www.youtube.com/watch?v=MCt1rroDnxk

"Avremo mai la possibilità di rompere l'assedio? Negli ultimi due anni ho sognato il momento in cui avrei potuto osservare l'Arca di Gaza partire dal nostro porto con i prodotti palestinesi, con attivisti internazionali e palestinesi a bordo, navigando fuori da Gaza per la prima volta da decenni. Il porto marittimo di Gaza è uno dei più antichi porti del mondo, ma è stato bloccato come via di trasporto dal 1976. Israele ha distrutto l'Arca di Gaza, ma non potrà mai distruggere la speranza che portiamo dentro di noi ".

Awni Farhat, Products Coordinator – Gaza’s Ark 
http://awnifarhat.tumblr.com/post/98424553006/gazas-ark-building-hope 

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