Category Archives: Da Gaza

Distribuite a Gaza confezioni alimentari di prodotti locali

Quattrocento famiglie palestinesi di Gaza hanno ricevuto confezioni alimentari con prodotti locali di Gaza grazie a MECA (Middle East Children’s Alliance) e al network di solidarietà internazionale dell’Arca di Gaza.

L’attacco israeliano contro Gaza avvenuto la scorsa estate, protrattosi per 51 giorni, ha causato la morte di più di 2000 persone, distrutto migliaia di case e danneggiato 75 ospedali e cliniche, nonchè milioni di dollari di danni a terreni agricoli e infrastrutture civili. Secondo l'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite, attualmente più di 100.000 persone a Gaza sono senza tetto e un allarmante 72% di famiglie sono esposti a insicurezza alimentare.

Solidarietà non carità

Questa distribuzione di cibo include prodotti locali che sono un beneficio sia per l’economia locale che per le famiglie bisognose.  
15789701797_99f42949c7_oA differenza di prodotti importati, questa distribuzione non è soggetta a permessi o autorizzazioni dall’occupante israeliano, e neanche alla “carità” di organizzazioni umanitarie..

MECA sta distribuendo le confezioni a 400 famiglie che vivono in tutta Gaza e che sono in situazione di insicurezza alimentare. La distribuzione mobilita e rafforza organizzazioni di base e volontari locali di Gaza che aiutano la propria comunità. Organizzazioni partner di MECA in Jabalia, Khan Younis, Nuseirat, e Gaza City assistono nell’identificare famiglie bisognose che sono sfuggite ai soccorsi .

Questo è un esempio innovativo e positivo di come persone in tutto il mondo possano lavorare in coordinamento per sostenere Gaza ” afferma Dr. Mona El-Farra, dottore, attivista e Direttore del Gaza Project for the Middle East Children’s Alliance. “Tramite questa piccola attività di sostegno, stiamo aiutando produttori locali e famiglie bisognose di Gaza. Queste famiglie sono state impoverite da decadi di occupazione e anni di blocco duro, alcune anche selvaggiamente colpite dall’ultima offensiva israeliana. ”

Questo sostegno umanitario aiuta i contadini e le cooperative agricole di tutta la Striscia di Gaza a cui sono stati consegnati 14.000$ per il maftoul (couscous), prodotti a base di datteri quali awja, debes e makhtom, spezie quali dugga e za’atar utilizzate per le tipiche colazioni palestinesi, oltre a miele ed olio d’oliva.

Il progetto Arca di Gaza ha aiutato cooperative di donne palestinesi e otto associazioni locali a vendere e promuovere i propri prodotti fuori dai confini di Gaza” afferma Awni Farhat, coordinatore dell’Arca di Gaza.

Salma Abu Mostafa della Abbassan Women’s Cooperative for Medicinal Herbs, uno dei produttori aggiunge: “Questo progetto ha aiutato 67 donne che lavorano nelle proprie fattorie nel villaggio di Abbassan, a guadagnare un pò e ad emanciparsi all’interno della comunità.”

I sostenitori dell’Arca di Gaza dall’Europa, Canada, USA e Australia hanno contribuito acquistando i prodotti alimentari come campagna internazionale di solidarietà tesa a sfidare il blocco illegale di Gaza. Persone ed organizzazioni hanno ordinato i prodotti dai produttori palestinesi di Gaza mentre veniva riadattato un peschereccio nel porto di Gaza che avrebbe dovuto trasportare questi prodotti nei mercati internazionali. L’imbarcazione è stata colpita da un missile israeliano a luglio 2014 e distrutta assieme a migliaia di case e altre strutture civili palestinesi. Questo attacco a posto fine al piano di partenza per aprire il blocco quest’anno. Ma gli acquirenti internazionali sono d’accordo a donare a sostegno umanitario a Gaza i prodotti che erano stati acquistati per essere esportati tramite Arca di Gaza. 

Commercio non aiuti

Arca di Gaza e MECA credono che le cause profonde della povertà e della disoccupazione a Gaza non possono essere risolte solo con aiuti umanitari.

La Striscia di Gaza ha molti prodotti di alta qualità che potrebbero competere sul mercato internazionale, ma abbiamo bisogno della libertà” sottolinea Awni Farhat. “C’è un bisogno urgent di aprire le frontier e che cessi il blocco israeliano.”

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Per poter godere del diritto a guadagnarsi la vita, i Palestinesi di Gaza hanno bisogno che la comunità internazionale garantisca loro il diritto alla libertà di movimento e di commerciare nella regione e nel mondo. Mentre togliere il blocco rimane l’obiettivo primario dell’Arca di Gaza, questo sforzo cooperativo con Meca dimostra come prodotti alimentari dell’ agricoltura palestinese possano aiutare a soddisfare i bisogni immediati delle famiglie palestinesi e costruiscano speranza intorno all’idea di un’ economia palestinese sovrana.

Con questo sforzo congiunto, inviamo un messaggio al mondo, ossia ciò di cui abbiamo bisogno sono i nostri diritti inalienabili, non carità” commenta Dr.ssa El-Farra, Meca
 

 

 

 

Questo articolo è stato pubblicato, in inglese, sul sito di Middle East Children’s Alliance:
https://www.mecaforpeace.org/meca-news/aid-under-blockade-palestinian-families-gaza-receive-locally-produced-food-packages  

L'articolo è disponibile anche sul sito di Freedom Flotilla Italia: 
http://www.freedomflotilla.it/gazas-ark/meca-arca-di-gaza/

 

“Arca di Gaza”: Costruire la Speranza

Arca di Gaza è più di un progetto: per artigiani, commercianti ed esportatori palestinesi rappresenta la costruzione della speranza di rompere, tramite una azione non violenta, il blocco attuato da Israele nei confronti dei palestinesi della Striscia di Gaza.
 

image                         (L'Arca di Gaza’s prima dei vari attacchi)

Nel corso degli ultimi due anni i lavoratori palestinesi erano riusciti, con il sostegno finanziario e logistico da amici in tutto il mondo, a trasformare una barca da pesca lunga 25 metri in un cargo; era pronto a salpare dalla Palestina, dal porto di Gaza, portando verso il resto del mondo prodotti palestinesi e passeggeri in contrasto al blocco israeliano.
Il progetto ha incontrato parecchie difficoltà ed ostacoli che hanno ritardato la data prevista per la partenza. La barca era quasi pronta a salpare, nella primavera del 2014, quando un'esplosione ha fatto saltare la barca alle 3:45 del 29 aprile. La barca ha subìto ingenti danni.

 

image                       (L'Arca di Gaza’s dopo il primo attacco, del 29 Aprile 2014)

Nonostante l'attacco subìto, gli organizzatori di Gaza Ark sono rimasti determinati, e hanno continuato a lavorare sul progetto, riparando i danni e impostando una nuova timeline per la partenza. La barca si stava approntando a salpare per settembre, quando ai primi di luglio è iniziata l'offensiva israeliana, che ha visto l'uccisione di più di duemila persone, parecchie migliaia di feriti e distruzioni di massa in tutta la Striscia di Gaza, con danni a case, fabbriche, ospedali e altre infrastrutture civili .

Il 10 luglio, Gaza era in fiamme. Ricordo quella notte come se fosse ieri. Eravamo avvolti dal rumore degli attacchi da parte degli F16, e la radio riferiva che la marina israeliana stava sparando sul porto. Verso le 2 di notte l'Arca di Gaza è stata centrata da un missile e subito è stata avvolta dalle fiamme.
Il bombardamento in corso era talmente sostenuto che le squadre antincendio della Protezione Civile non sono state in grado di entrare nel porto. L'incendio è proseguito e l'Arca si è ridotta a uno scheletro

 

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"L'attacco all'Arca di Gaza, effettuato nel mezzo dell'offensiva israeliana, ha garantito che la notizia della sua distruzione scomparisse tra tutte le altre storie della guerra. Se la notizia dell'attacco avesse avuto risonanza, avrebbe ancora una volta segnalato alla comunità internazionale che Israele fa tutto il possibile per impedire le esportazioni da Gaza e per fermare lo sviluppo dell'economia palestinese. In ultima analisi è questo il motivo principale dell'assedio.
Le esportazioni attuali sono solo il 3% rispetto alle cifre del 2006. Parlando dell'assedio si pensa a quanto sia difficile importare materiali e merci, ma in realtà il blocco delle esportazioni risulta molto più dannoso per l'economia."
"Anche dopo un anno che mi trovo qui, mi è difficile vivere veramente la lotta e la sofferenza palestinese. Nella mia testa ho presente che posso sempre tornare a casa, ho un'altra vita a cui posso un giorno tornare, ma i Palestinesi non possono andarsene: per loro questa rimane la più grande prigione, a cielo aperto, del mondo. Le persone che hanno tentato di fuggire, hanno dovuto sborsare parecchio denaro per essere contrabbandati in Europa su imbarcazioni che poi li hanno condotti alla morte. La gente si chiede perché dovrebbero rischiare la loro vita e la vita dei loro figli, ma tutto ciò è la prova che la situazione qui è senza speranza. Non c'è futuro, solo morte e distruzione tutto intorno. Il mondo volta le spalle a ciò che sta accadendo qui, mentre Israele continua le sue violenze, in violazione del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali." Charlie Andreasson 
                                                                   image                            Charlie Andreasson, attivista di 'Ship to Gaza – Svezia' ha lavorato come volontario e come Quality Control Manager sull'Arca di Gaza per parecchi mesi tra il 2013 e il 2014.

La Striscia di Gaza è una delle regioni più densamente popolate del mondo, con oltre 4.500 persone per chilometro quadrato. Il brutale blocco israeliano che la attanaglia dal giugno 2007 ha causato una terribile crisi economica. Il blocco rappresenta una punizione collettiva – una violazione del diritto umanitario internazionale attuata contro il milione e ottocentomila palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza. Ha causato il crollo dell'esportazione di beni da Gaza e costretto i residenti in una drammatica crisi umanitaria, tuttora in corso.

Dopo il cessate il fuoco ho visitato uno dei nostri produttori, l'Associazione Palestinese per lo Sviluppo e la Tutela del Patrimonio (PADHP). Il suo direttore, Anwar Abu Maliha, mi ha detto:

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"La guerra ha colpito duramente il nostro lavoro e tutti i nostri progetti hanno dovuto interrompersi.
Israele ha inteso distruggere le strutture relative alle istituzioni palestinesi e le infrastrutture di Gaza, e ha cercato di seppellire la storia e l'eredità della Palestina, bombardando molti edifici antichi e siti archeologici, come ad esempio la vecchia moschea di Gaza City .
Siamo impegnati a continuare i progetti che aiutano le associazioni palestinesi, che lavorano per mantenere il nostro patrimonio palestinese e l'artigianato. Israele ha bisogno che Gaza sia bloccata – non aprirà mai i nostri confini: è fondamentale per l'occupazione. Si impegnano ogni giorno per cancellare i nostri costumi tradizionali, la nostra cultura, il nostro patrimonio, la nostra storia e il nostro artigianato. Ricordo che nel 1970, gli israeliani riunirono tutti i telai in Palestina e li bruciarono, e hanno rubato i nostri vestiti e ricami tradizionali."

Ho anche parlato con Samera Qarmot , che provvede per la sua famiglia allargata, con il suo reddito dal suo lavoro al PADHP. Le ho chiesto della guerra.

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"Il primo giorno quando hanno iniziato i bombardamenti eravamo dentro l'associazione. Abbiamo sentito tre esplosioni di F16 nelle vicinanze e hanno colpito una casa a Beit Lahia con due colpi di artiglieria. Uno ha colpito il cortile esterno e l'altro ha colpito la stanza delle attività dei bambini, ma non è esploso. Siamo usciti fuori dal palazzo, sentendo che quello che è accaduto nel 2008 e nel 2012 stava accadendo di nuovo ".

Più tardi ho visitato Mahmoud Al Sawaf in Al Shujiya. Egli possiede la fabbrica di El Sawaf Carpet, che ha operato nella Striscia di Gaza per oltre un secolo. In tutte le precedenti occasioni che mi sono incontrato con lui era sempre stato un uomo ottimista, pieno di speranza. Ma questa volta era pieno di tristezza dopo la distruzione della sua casa negli attacchi. Cinque piani del suo palazzo sono stati bombardati, rendendo 30 persone senza tetto e distruggendo un ripostiglio pieno di fili, materiali e telai del valore di circa $ 75.000. Mentre camminavo per fargli visita, ho visto che tutte le case adiacenti sono state distrutte.

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Al Sawaf  said:

"Non è solo una guerra, è un terremoto. Volevano devastare Gaza il più possibile, distruggendo edifici, fabbriche, moschee, ospedali e anche le scuole. L'inverno sta arrivando e abbiamo urgente bisogno di ricostruire le case. La maggior parte dei materiali che ora sono sepolti sotto le macerie erano materiali di consumo che avevo salvato da prima che il blocco iniziasse e il mercato di esportazione crollasse. Speravamo che le frontiere sarebbero state aperte di nuovo e e che avremmo potuto nuovamente produrre il nostro lavoro e l'esportazione fuori di Gaza. Poi le guerre sono venute e hanno distrutto quelle ultime speranze. Per l'Arca di Gaza dico che apprezziamo il vostro lavoro e ci dispiace per la vostra perdita. In qualche modo ha aiutato i produttori palestinesi a fare un respiro quando gli israeliani bloccato anche l'aria. Avete aiutato a farci sognare la libertà e aprire i confini. "

    Watch Al Sawaf's statement here : https://www.youtube.com/watch?v=MCt1rroDnxk

"Avremo mai la possibilità di rompere l'assedio? Negli ultimi due anni ho sognato il momento in cui avrei potuto osservare l'Arca di Gaza partire dal nostro porto con i prodotti palestinesi, con attivisti internazionali e palestinesi a bordo, navigando fuori da Gaza per la prima volta da decenni. Il porto marittimo di Gaza è uno dei più antichi porti del mondo, ma è stato bloccato come via di trasporto dal 1976. Israele ha distrutto l'Arca di Gaza, ma non potrà mai distruggere la speranza che portiamo dentro di noi ".

Awni Farhat, Products Coordinator – Gaza’s Ark 
http://awnifarhat.tumblr.com/post/98424553006/gazas-ark-building-hope 

L’internazionale Charlie Andreasson: “A Gaza violata la Convenzione di Ginevra”

L’esercito israeliano bombarda gli ospedali a Gaza City. La situazione è precipitata in contemporanea all’inizio dell’invasione via terra. 

di Giovanni Vigna

Mantova, 18 luglio 2014, Nena News – «L’ospedale El Wafa di Gaza City è stato parzialmente distrutto. Tutte le persone che si trovavano all’interno dell’edificio al momento del massiccio attacco israeliano, avvenuto giovedì 17 luglio intorno alle ore 21, sono state evacuate nella clinica Al Sabaha. Per fortuna, al momento, non ci sono morti». Sono le drammatiche parole del volontariato internazionale di origine svedese, Charlie Andreasson, fino a ieri impegnato insieme ad altri sei volontari provenienti da vari paesi del mondo nella protezione dell’ospedale, dei pazienti e dello staff medico.

Gaza è in fiamme: anche l’Arca

 

L'area del porto di Gaza è in fiamme a seguito di un attacco da parte delle forze armate Israeliane. Alle due di notte circa, ora locale, l’Arca è stata colpita e ha preso fuoco. Il protrarsi dell’attacco israeliano non ha consentito ai vigili del fuoco di avvicinarsi e spegnere le fiamme fino alle 3.30. Con la luce del giorno riusciremo a valutare meglio i danni subiti dall’Arca e dai pescherecci vicini.

 
     
  GA burning-July2014
   
 

Il danno materiale al nostro progetto risulta insignificante rispetto all'attuale situazione che conta tante vittime innocenti tra i civili Palestinesi, nonchè e la distruzione di case, ospedali, scuole e altre infrastrutture civili.  

Fortunatamente in questo particolare attacco non vi sono state perdite umane, mentre con l'offensiva israeliana, continuano le uccisioni di Palestinesi e le dissennate distruzioni.

La campagna Arca di Gaza, assieme alla Freedom Flotilla Coalition, non si arrenderà. Insieme ai nostri partner Palestinesi continueremo a sfidare il blocco e a batterci per la libertà di tutti i Palestinesi.

 
 

In solidarity 
Gaza's Ark Steering Committee

 
 

 

 

Recuperati frammenti degli ordigni utilizzati per far saltare l’Arca di Gaza

Mentre è ancora in corso l'inchiesta della polizia per raccogliere elementi riguardo l'attentato dei giorni scorsi all'Arca di Gaza, il nostro compito è quello di valutare l'entità dei danni causati all'Arca stessa

La posizione in cui sono state piazzate le 2 cariche esplosive utilizzate dagli attentatori rende evidente che lo scopo dell'attacco fosse quello di colpire il propulsore dell'imbarcazione. Al di là dei danni subiti per effetto diretto dell'esplosione, vi è molta preoccupazione per i danni che il motore può aver subito nelle ore successive, dato che, con l'affondamento della barca, è stato completamente sommerso dall'acqua di mare salmastra. 
L'entità dei danni danni potrà essere valutata con maggior precisione soltanto quando l'ingegnere navale palestinese che ci assiste potrà effettuare un'analisi più approfondita sulle parti del motore.

Nel frattempo sono stati recuperati, e sono in corso di analisi da parte della polizia, alcuni frammenti ritenuti far parte del dispositivo esplosivo.
 

L’attacco all’Arca di Gaza: ne parla Charlie Andreasson

Charlie Andreasson – attivista di ShiptoGaza Sweden, partner della Freedom Flotilla Coalition – segue attivamente il progetto Gaza's Ark presso il porto di Gaza City. Ci ha inviato le sue riflessioni sull'attentato all'Arca.  

Gaza – Palestina – 4 maggio 2014 

Più di un anno di lavoro, e la barca che abbiamo realizzato per rompere l'assedio giace là, adagiata sul fondo del porto. Per me otto mesi a Gaza – più uno in Egitto, lottando con le autorità per ottenere il permesso di poter arrivare a Gaza – e poi trovarmi qui sul molo, poche settimane prima di salpare per l'Europa, a osservare tale devastazioneHo deciso di lasciare il mio lavoro, seguire la mia coscienza e fare ciò che posso per queste persone alle quali, per il semplice fatto di essere Palestinesi, di essere nati in questo luogo, viene negato ogni diritto umano. 

Due cariche esplosive, due squarci al di sotto della linea di galleggiamento. Un chiaro dato di fatto. Ma l'attenzione da parte dei media è, come al solito, quasi inesistente: gli abusi contro questa gente, contro i Palestinesi, possono tranquillamente continuare. Sono loro, i Palestinesi, che si rivolgono a me per esprimere vicinanza, dicono che dio mi compenserà per questo dolore, come se questo ennesimo attacco riguardasse me, non loro. 
Sono triste perchè non possiamo portare a termine ciò che avevamo promesso, non nel tempo previsto. 
Dobbiamo fare il possibile per cancellare questo blocco inumano ed illegale. Se vogliamo vivere in tranquillità e offrire sicurezza ai nostri figli, non possiamo permettere un mondo in cui qualcuno possa essere privato dei diritti umani a seconda della propria etnia, un mondo in cui qualcuno possa sparare impunemente a pescatori e contadini. Non solo perchè tutto ciò è decisamente contrario al diritto internazionale, ma sicuramente non è il modo adatto per garantire la sicurezza, ma al contrario, un modo per creare insicurezza. 
Dobbiamo cercare di riparare quanto è stato distrutto, e continuare a sfidare il blocco, fino a quando non sarà abolito per sempre. 
Non posso neanche pensare di aver buttato via il mio tempo qui a Gaza e aver rinunciato al mio lavoro a casa, senza aver realizzato nulla. Prima di tutto per coloro che sono vittime di questo stato di cose, anche se sono loro che cercano di consolare me.
 

operazioni di alaggio dell'Arca di Gaza per procedere alle riparazioni dopo l'attentato

Sono rimasto impressionato dalla partecipazione e dall'aiuto che abbiamo avuto da pescatori, polizia, sommozzatori e vigili del fuoco, il giorno in cui abbiamo trainato l'Arca da una parte all'altra del porto – con l'acqua che arrivava fin sopra il ponte – per portarla a secco nella zona destinata alle imbarcazioni da riparare e revisionare. E' stata necessaria un'intera giornata; durante le operazioni, iniziate sin dalla mattina, qualche cavo ha ceduto e si è strappato, ma metro dopo metro, decimetro dopo decimetro, la barca avanzava. Stavamo strappandola all'acqua. Cominciava a calare il buio, ma gli spettatori lungo la banchina non facevano cenno di andarsene; poi, dal nulla, sono sbucati due camion dei pompieri, squarciando l'oscurità con i loro fanali. Finalmente la barca è fuori; sono evidenti due squarci sul lato sinistro, ampiamente al di sotto della linea di galleggiamento. La polizia delimita l'area, riservandola alle operazioni di investigazione e ricerca di indizi. 

Dentro di me si accavallano le domande, cercando risposte. L'Arca potrà essere riparata? Quanto tempo sarà necessario? Quanto verrà a costare? Riusciremo mai a partire da Gaza? Non mi chiedo chi possa esserci dietro il sabotaggio, non fa molta differenza. Potrebbero esserci altre esplosioni: i media non se ne curerebbero comunque granchè. 

Ma possiamo tranquillamente voltare le spalle e disinteressarci di questi attacchi ai diritti umani? Possiamo andare allegramente a pescare sapendo che a Gaza i pescatori subiscono quotidianamente il pericolo di esser fatti segno di colpi di arma da fuoco e temono costantemente di veder confiscate le loro barche? Possiamo piantare nuovi fiori nei nostri giardini senza dedicare un pensiero ai contadini a Gaza che vengono colpiti mentre lavorano alla semina? Potremo mai sentirci al sicuro se lasciamo che una delle nazioni più armate al mondo possa continuare ad occupare la terra di un altro popolo e a violare le convenzioni internazionali, solo in virtù della propria forza militare?

Come possiamo credere alla menzogna che le esportazioni da Gaza costituiscano una minaccia per il potere occupante, per il suo esercito e la sua popolazione civile? Se vogliamo guardarci allo specchio senza provare vergogna, dobbiamo riparare l'Arca, dobbiamo salpare per rompere l'assedio trasportando non solo miele, olio di oliva e tappeti, ma anche solidarietà e dignità umana. Un'azione che per loro – chiunque essi siano – costituisce una tale terribile minaccia al punto da essere disposti ad affondare una barca. 

 

Hanno attaccato l’Arca, ma le idee di giustizia sono inaffondabili

Una carica di esplosivo ha cercato di affondare l’Arca e l'impegno delle centinaia di migliaia di persone coinvolte nella campagna di solidarietà con Gaza.
L’Arca è inaffondabile. Rappresenta la speranza e la lotta internazionale per il diritto e la libertà. Il diritto si eleva al di sopra della violenza esplosiva del terrorismo, inutile.

L'Arca di Gaza dopo l'attentato

Gaza City – Gaza – Palestina 

Alle 3:45 del 29 Aprile, ora locale di Gaza, la persona in servizio di guardia notturna a bordo dell'Arca di Gaza ha ricevuto una telefonata in cui lo si avvertiva di allontanarsi dalla barca, perché sarebbe stata attaccata. La guardia si è allontanata, ma dopo pochi minuti, visto che non era successo nulla, si è riavvicinata. 
Poco più tardi, una grossa esplosione ha scosso la barca, causando ingenti danni: la barca è parzialmente affondata, adagiandosi sul fondo, in acque fortunatamente poco profonde. La persona di guardia non è stata ferita, ma è stata comunque portata in ospedale per accertamenti.

Mahfouz Kabariti, coordinatore locale del progetto Arca di Gaza, dice: "L'entità e la natura del danno sono attualmente oggetto di indagine. Forniremo aggiornamenti appena disponibili".
"Come Arca di Gaza assieme a tutti i partner nella Freedom Flotilla Coalition stiamo considerando quale sarà la mossa in risposta a questo vile atto di terrorismo; ma la nostra posizione rimane chiara: né questo né nessun altro attacco potrà fermare il nostro impegno per sfidare il blocco di Gaza, fino a quando esso non sarà cessato", aggiunge David Heap del comitato direttivo Arca di Gaza.
"Già in passato altre imbarcazioni della Freedom Flotilla sono state sabotate. Questo attacco arriva nel momento in cui eravamo quasi pronti a salpare. Si può affondare una barca, ma non si può affondare un movimento", conclude Ehab Lotayef, un altro membro del comitato direttivo.

 

Per informazioni:
Italia:
Paola Mandato +39 335 5712859
Francesca Solari +39 328 4140701

Canada:
Ehab Lotayef +1-514-941-9792 lotayef@gmail.com
David Heap +1-519-859-3579 david.heap@gmail.com

Gaza:
Charlie Andreasson +970 (59) 8345327 charlie.andreasson@outlook.com

www.gazaark.org
info@gazaark.org

#GazaArkAttacked  
#GoGazaPetition

 

Rassegna stampa: http://www.gazaark.org/it/2014/05/08/rassegna-media-su-attentato-arca-di-gaza/# 
 

Video: le ricamatrici di Gaza

Questo breve video mette in evidenza una delle grandi tragedie del blocco israeliano di Gaza. Le attività produttive palestinesi a Gaza, come l'industria dell'abbigliamento o l'artigianato, che in passato prosperavano, attualmente soffrono l'impossibilità di esportare liberamente in mercati esterni a Gaza, compreso il territorio Palestinese di Cisgiordania.

Ne deriva la nostra missione: "Istituire un canale di esportazione dei prodotti palestinesi disponibili a Gaza, nonostante il blocco, per mezzo dell'Arca di Gaza e di accordi commerciali tra produttori palestinesi di Gaza e aziende internazionali  associazioni e ONG."
 
Commercio, non aiuti!

 

 

 

 

 

“Liberare il mare della Terra Santa”: una protesta dei pescatori Palestinesi, costantemente sotto attacco da parte di Israele

Martedì 17 Dicembre, i pescatori palestinesi monteranno una tenda, in segno di protesta, all’interno del porto di Gaza. All'interno della struttura, che resterà montata per tre giorni, sarà allestita una mostra con fotografie dei  pescatori attaccati e arrestati dalla marina militare israeliana, per manifestare contro il blocco navale della Striscia di Gaza attuato da Israele con i continui attacchi ai pescatori palestinesi.

Saranno presenti – e disponibili per essere intervistati – sia alcuni pescatori che in passato sono stati attaccati, arrestati e catturati, che alcuni rappresentanti dei pescatori stessi, nonchè alcuni attivisti di varie organizzazioni per i diritti umani. Parteciperanno sostenitori palestinesi ed internazionali che parlano arabo, catalano, inglese, francese, tedesco, italiano, portoghese, spagnolo e svedese.

"Come pescatori, chiediamo la solidarietà della gente, per rendere libere le acque territoriali della Striscia di Gaza, per garantire il pieno godimento del diritto fondamentale alla libera navigazione, per porre fine alle enormi violazioni israeliane contro di noi”, ha affermato Zakaria Baker, pescatore ed attivista. "E’ giunto il momento di porre fine a qualsiasi tipo di crimine di guerra contro i pescatori. E’ giunto il momento di porre fine all’assedio illegale, una forma di punizione collettiva proibita dal diritto umanitario internazionale.

"I pescatori di Gaza cercano semplicemente di usufruire dei loro mezzi di sostentamento, su basi di dignità e di libertà,” ha affermato Khalil Shaheen, direttore del dipartimento economico e diritti sociali del Palestinian Centre for Human Rights (PCHR). "Lasciate che la gente possa vivere una vita normale. Mettete fine a questa forma di punizione collettiva. Rispettate, in ogni circostanza, i diritti umani.

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La campagna "Free the Holy Land sea" "Liberare il mare della Terra Santa" è sostenuta da PCHR, Activists for Palestinian Prisoners, al-Mezan Center for Human Rights, the General Union of Fishermen, the International Solidarity Movement, Palestinian Press Network, Supporters for Fishermen's Rights, e Associazione Unadikum.

La tenda sarà allestita da Martedì 17 Dicembre a Giovedì 19 Dicembre, dalle 10.00 alle 14.00.

 

Contatti per la stampa: 

Zakaria Baker (lingua araba) 0595449952 – zakarea-1010@hotmail.com
Khalil Shaheen (lingua araba e inglese) 0599691134 – khalilshaheen@yahoo.com
Amjad al-Shrafi (lingua araba) 0599223630 

 

"Free the Holy Land sea" (fb event)
https://www.facebook.com/events/536680159760985/

In solidarity with the Palestinian fishermen (fb page)
https://www.facebook.com/palestinianfishermen

 

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Altri riferimenti: 

Resistenza quotidiana: i pescatori palestinesi e il loro diritto a lavorare e a vivere
(Silvia Todeschini – 12 dicembre 2013 )
http://libera-palestina.blogspot.it/2013/12/i-pescatori-palestinesi-e-il-loro.html

Fishing under fire off the Gaza coast
(The Guardian – 8 December 2013)
http://www.theguardian.com/theobserver/2013/dec/08/fishing-under-fire-in-gaza 

Israeli Attacks on Fishermen in the Gaza Sea
(Palestinian Centre for Human Rights – 8 November 2013)
http://www.pchrgaza.org/portal/en/index.php?option=com_content&view=article&id=9936:israeli-attacks-on-fishermen-in-the-gaza-sea&catid=144:new-reports

Restricted Livelihood: Gaza's Fishermen
(United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs)
http://www.ochaopt.org/documents/ocha_opt_gaza_fishermen_case_study_2013_07_11_english.pdf

 

 

( foto di Rosa Schiano | vignetta di Enzo Apicella )

 

 

Pescatori palestinesi ed attivisti protestano contro l’assedio israeliano della Striscia di Gaza

     
 

Lunedì 2 Dicembre 2013, circa 200-250 persone tra attivisti e pescatori Palestinesi, attivisti internazionali e giornalisti locali e internazionali, si sono dati appuntamento al porto di Gaza per un'azione congiunta, con il fine di richiamare l'attenzione del mondo sull'assedio della Striscia di Gaza e in particolare sulle pesanti conseguenze per i pescatori, ostacolati nello svolgimento del proprio lavoro.


Il tipo di azione è stato deciso dopo lunghe negoziazioni, svoltesi già nei giorni precedenti, tra i promotori dell'evento, il gruppo 'Intifada Youth Coalition' e l'Unione Generale dei Pescatori. Il motivo del contendere era se arrivare o meno a rompere l'assedio, ovvero il limite di sei miglia nautiche dalla costa imposto unilateralmente da Israele. Dopo lunghe discussioni è prevalsa la posizione dei pescatori: la manifestazione avrebbe evidenziato l'assedio illegale ed inumano, ma senza tentare di forzare il blocco. Troppo alto il rischio per i pescatori, dato che sarebbero stati attaccati e avrebbero subito la confisca delle barche.

2. partenza

1. partenza

Una dopo l'altra le barche sono salpate dalle banchine, si sono raggruppate e sono uscite insieme, ad una velocità intorno ai 3-4 nodi. In totale c'erano sette pescherecci, con lunghezza massima di circa 20 metri, e undici barche più piccole, di tipo aperto.

3. partenza
A bordo una bella atmosfera: bandiere che sventolavano, persone che cantavano, nessun segno di tensione o nervosismo.
I partecipanti assaporavano l'idea di libertà, forse la celebrazione anticipata di quando un giorno potranno nuovamente navigare e pescare nelle proprie acque, senza la paura di essere attaccati dal potere militare di un'altra nazione, e riconquistare un'area che supera di gran lunga le terre occupate in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est.

4. viaggio

A bordo ho visto gioia e attesa. Un solitario F-16 che che ci ha sorvolati non ha goduto della nostra attenzione quanto un piccolo gruppo di delfini che ci accompagnava.
I soli che sembravano preoccupati erano quelli delle troupe televisive, intenti a coprire le proprie attrezzature con protezioni di plastica. E i pescatori: quelli che in effetti hanno il maggior numero di motivi di preoccupazione, e il maggior diritto di ricordare al mondo i crimini a cui si trovano sottoposti; alcuni di loro sono stati chiamati dai servizi segreti israeliani, il Mossad, che li ha minacciati e messi in guardia dal partecipare a questa azione.

Ci siamo fermati a due miglia nautiche dalla costa, e l'equipaggio ha manovrato per girare la barca, preparandosi a tornare indietro una volta che i giornalisti avessero fatto le loro foto.
Ma il gruppo dell'Intifada Youth Coalition ha cominciato a insistere perchè ci si avvicinasse maggiormente al limite di pesca delle sei miglia nautiche. Anche i giornalisti desideravano immagini che non fossero solo di bandiere che sventolavano o delfini che saltavano sull'acqua. E questa era anche l'occasione per i pescatori di mostrare al mondo il rischio che corrono ogni giorno.

5. due miglia

Il percorso fino alla tappa successiva, alla linea delle quattro miglia nautiche dalla costa, è stato caratterizzato da una maggiore attenzione.
Il limite era li davanti, al nostro orizzonte, dove si stagliavano due imbarcazioni che si poteva presumere fossero navi da guerra israeliane. Non sembravano muoversi, stavano solo ferme ad aspettare.
Le discussioni a bordo si sono fatte più accese, tra chi da una parte voleva continuare ad avvicinarsi al limite, forse anche provare a rompere il blocco, e chi dall'altra sapeva di rischiare tutto.
Raggiunte le quattro miglia e mezzo, la ragione ha avuto il sopravvento e siamo tornati indietro, in direzione del porto.

6. ritorno

Le troupe televisive e i fotografi non hanno avuto le immagini che speravano, e domani punteranno le loro telecamere verso altre direzioni. Ma cosa succederà ai pescatori quando non avranno più i media a bordo e quando nessun attivista internazionale sarà presente?
Non abbiamo dovuto aspettare molto per saperlo: appena tre ore più tardi vi è stato un primo attacco ad una barca da pesca, seguito da un successivo attacco dopo meno di un'ora.
Potremmo supporre che siano avvenuti come rappresaglia per l'azione di oggi, ma sappiamo bene che purtroppo gli assalti ai pescatori continuano comunque: non avranno termine finchè il mondo non farà seriamente pressione su Israele affinchè interrompa il blocco e i continui attacchi militari contro la popolazione civile.

Charlie Andreasson, Gaza – Palestina
(foto di Silvia Todeschini e di Charlie Andreasson)

 

 
 

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