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Rassegna media sull’attentato all’Arca di Gaza

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Ship to Gaza ha vinto la causa: “Israele deve restituire Estelle”

estelle

Il 31 agosto 2014 una corte Israeliana ha emesso il verdetto per il caso 'Ship to Gaza – Svezia' contro il governo Israeliano, riguardante i diritti sul veliero Estelle. Il verdetto è totalmente a favore dell’istanza di Ship to Gaza. 

Una nuova ‘Flotilla’ navigherà verso Gaza entro la fine dell’anno

FFC meet in Istanbul-2014

by AFP | AFP 

 

Martedi 12 Agosto 2014 – Una coalizione internazionale di attivisti si è detta intenzionata ad inviare una flottiglia di navi per rompere l'assedio israeliano di Gaza entro la fine del 2014, quattro anni dopo che una campagna simile si è conclusa con un raid mortale da parte di un commando israeliano. 
 

La 'Freedom Flotilla Coalition', che comprende attivisti provenienti da almeno 10 paesi, ha detto: "Abbiamo in programma di inviare la flottiglia nel corso del 2014"  

La dichiarazione è stata fatta in una conferenza congiunta. ospitata a Istambul dalla agenzia turca per gli aiuti umanitari IHH, che ha sponsorizzato una nave della prima flottiglia, assaltata nel 2010 dai commando israeliani mentre trasportava aiuti a Gaza.

Dopo l’assalto israeliano a Gaza – la ‘Freedom Flotilla’ salpa contro l’assedio

"La società civile mondiale deve assumersi la responsabilità di salpare per Gaza" 

 

In seguito all'ultimo attacco militare di Israele verso Gaza, gruppi della società civile provenienti da tutto il mondo hanno manifestato l'intenzione di rompere il blocco della Striscia, stretta da assedio, salpando con una "Freedom Flotilla" verso il porto di Gaza. 

Gli attivisti della coalizione internazionale Freedom Flotilla e di numerosi altri gruppi si sono incontrati alcuni giorni fa a Istanbul, in Turchia, e sono giunti alla conclusione che "la società civile di tutto il mondo deve assumersi la responsabilità di salpare per Gaza". L'impegno è di intraprendere la missione entro quest'anno, dichiarato dalle Nazioni Unite "Anno Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese". 

I componenti del gruppo non hanno rivelato il luogo né la data di partenza della missione, ma hanno detto che si aspettano l'adesione e la partecipazione di organizzazioni della società civile da tutto il mondo – dalla Grecia al Sudafrica, dalla Giordania alla Malesia – come gesto contro "la complicità dei governi del mondo" rispetto al blocco di Gaza. 

"Per quanto riguarda le richieste di porre fine al blocco di Gaza occorre passare dalle parole ai fatti", ha detto Ann Ighe, presidente di Ship to Gaza e membro della Freedom Flotilla Coalition. "Invitiamo tutti i cittadini interessati, in tutto il mondo, a partecipare a questa iniziativa in ogni possibile maniera." 

L'attacco militare di Israele a Gaza, protrattosi per un mese, attualmente sospeso da una esile tregua, ha causato più di 1.939 palestinesi morti, 9.886 feriti, oltre 200.000 sfollati, e più di 10.000 unità abitative palestinesi distrutte o gravemente danneggiate. Secondo le Nazioni Unite almeno tre quarti dei palestinesi uccisi a Gaza sono civili e per un terzo sono bambini. 

L'Arca di Gaza della Freedom Flotilla, che i palestinesi avevano programmato far salpare dal porto di Gaza per rompere l'assedio, è stato uno dei numerosi obiettivi civili colpiti dagli attacchi aerei israeliani nel mese di luglio. Il bombardamento che ha distrutto la barca, faceva seguito ad un precedente attentato che, nel mese di Aprile, aveva parzialmente affondato la barca.
David Heap, portavoce canadese per l'Arca di Gaza, ha detto a Common Dreams che gli organizzatori palestinesi hanno intenzione di continuare la campagna "appena saranno in grado di concentrarsi su qualcosa di diverso dal sopravvivere per un altro giorno." 

A Gaza – una delle zone più densamente popolate della terra – vivono più di 1 milione e settecentomila persone sotto un assedio militare ed economico, appoggiato dagli USA, che si è intensificato dal 2007, privando i residenti di beni di prima necessità tra cui l'acqua potabile e le forniture mediche. 

"Navighiamo contro il blocco via mare perché non è possibile un futuro di pace se non è prevista libertà di movimento per i palestinesi", ha detto Heap. 

Precedenti tentativi di forzare l'assedio via mare sono stati bloccati con attacchi violenti da parte dell'esercito israeliano, tra cui l'arrembaggio della nave turca Mavi Marmara, nel 2010, durante il quale furono uccise nove persone e ferite alune decine, scatenando una condanna a livello mondiale. 

"Invitiamo tutti i governi a difendere i diritti umani e il diritto del popolo palestinese alla libertà di movimento, supportando la possibilità per le nostre navi di raggiungere Gaza", ha detto Ehab Lotayef della FFC. "E' loro responsabilità."

Sarah Lazare – Common Dreams 

 


 

Per saperne di più sull' Anno Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese 
http://goo.gl/Z3gvQA 
 

L’internazionale Charlie Andreasson: “A Gaza violata la Convenzione di Ginevra”

L’esercito israeliano bombarda gli ospedali a Gaza City. La situazione è precipitata in contemporanea all’inizio dell’invasione via terra. 

di Giovanni Vigna

Mantova, 18 luglio 2014, Nena News – «L’ospedale El Wafa di Gaza City è stato parzialmente distrutto. Tutte le persone che si trovavano all’interno dell’edificio al momento del massiccio attacco israeliano, avvenuto giovedì 17 luglio intorno alle ore 21, sono state evacuate nella clinica Al Sabaha. Per fortuna, al momento, non ci sono morti». Sono le drammatiche parole del volontariato internazionale di origine svedese, Charlie Andreasson, fino a ieri impegnato insieme ad altri sei volontari provenienti da vari paesi del mondo nella protezione dell’ospedale, dei pazienti e dello staff medico.

Noam Chomsky: dichiarazione sul sabotaggio dell’Arca di Gaza

 

 

«The people  of Gaza have suffered miserably under relentless – often sadistic – Israeli attack, strongly supported by the United States, and often its allies; with astonishing resilience and courage they have withstood every assault and they persist in struggling for their freedom and basic rights. 

The Gaza's Ark is the latest of these efforts undertaken together with those abroad who greatly admire and respect the brave people of Gaza: its sabotage is the latest of the assaults intended to keep them locked in their miserable prison; and the rebuilding of the Ark and fulfillment of its mission will be the next of their dedicated efforts to gain the justice and the freedom that they so richly deserve.»

In italiano: 

«Gli abitanti di Gaza soffrono penosamente sotto l'implacabile  e talvolta sadica  oppressione israelianapervicacemente sostenuta dagli Stati Uniti e spesso dai loro alleati; resistono ad ogni prevaricazione con incredibile coraggio e capacità di recupero, proseguendo nell'affermazione dei loro diritti fondamentali e della loro libertà

L'Arca di Gaza è il più recente dei progetti avviati assieme agli attivisti internazionali che ammirano e rispettano il coraggio del popolo di Gaza: il suo sabotaggio non è che l'ennesima offensiva che intende mantenerli chiusi nelle loro misere prigioni; il ripristino dell'Arca e l'adempimento della sua missione costituiscono la prossima sfida per ottenere la giustizia e la libertà che spettano loro di diritto.» 

 

 

Vedi anche:

 

 

Gaza: lo status quo non è piú accettabile

Le sottoscritte organizzazioni fanno appello all'Unione Europea affinché:

1. Basi le proprie relazioni bilaterali con Israele sul rispetto delle leggi internazionali e faccia sí che le sue linee guida sulla promozione della conformitá con il diritto umanitario internazionale siano applicate riferimendosi a Israele ed a tutte le parti coinvolte

2. Faccia pressione su Israele affinché:

2.1 Rimuova immediatamente, completamente ed incondizionatamente il suo accerchiamento della striscia di Gaza, ed in particolare:

–   elimini la cappa e le sproporzionate limitazioni alla libertá di movimento della popolazione, anche tra Gaza e la Cisgiordania;

–   faciliti il commercio ed il transito delle merci da Gaza verso la Cisgiordania e Israele;

–   faciliti l'ingresso di materie prime e da costruzione, comprese quelle per il settore privato, incrementando il funzionamento dei transiti di frontiera; 

–   garantisca l'accesso ai terreni agricoli di Gaza, incluse le aree di confine e le zone di pesca, e la protezione dei civili in queste aree;

–   semplifichi la rapida uscita dei pazienti bisognosi di cure fuori da Gaza;

2.2 Assicuri la perseguibilitá per le violazioni del diritto umanitario internazionale e delle leggi internazionali sui diritti umani da parte delle sue forze a Gaza, conducendo indagini conformi agli standard internazionali sulle presunte violazioni, compresi tutti i casi di uccisione di civili, e perseguendo i responsabili.

2.3 Garantisca che le vittime palestinesi delle violazioni del diritto internazionale da parte d'Israele abbiano adeguato accesso alla giustizia israeliana ed effettivi risarcimenti.

3.  Faccia pressione sull'Egitto affinché faciliti il viaggio dei residenti di Gaza da e per Gaza attraverso il valico di Rafah ed assicuri il libero passaggio degli aiuti umanitari.

4.  Faccia pressione sull'Autoritá Palestinese perché garantisca che i soggetti non statali palestinesi si attengano alle norme del diritto internazionale ed incrementino la cooperazione con tutte le parti coinvolte per assicurare che la striscia di Gaza venga regolarmente rifornita di combustibile industriale e delle medicine indispensabili.

 

Firmato dalle seguenti organizzazioni europee ed internazionali per i diritti umani e lo sviluppo:

ACSUR Las Segovias
ARCI associazione di promozione sociale
Amnesty International – European Institutions Office
Broedelijk Delen
CCFD – Terre Solidaire
CNCD – 11.11.11
Dignity – Danish Institute Against Torture
Euro Mediterranean Human Rights Network (EMHRN)
Federacion DDH
Greek Committee for International Democratic Solidarity (EEDDA)
Ligue des droits de l'Homme
Trocaire
 
 
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Fonte: Euro-Mediterranean Human Rights Network (EMHRN) 
Per leggere l'intera dichiarazione (in inglese, formato .PDF) scaricare:  Gaza_Statement_EN  

 

Pescatori palestinesi ed attivisti protestano contro l’assedio israeliano della Striscia di Gaza

     
 

Lunedì 2 Dicembre 2013, circa 200-250 persone tra attivisti e pescatori Palestinesi, attivisti internazionali e giornalisti locali e internazionali, si sono dati appuntamento al porto di Gaza per un'azione congiunta, con il fine di richiamare l'attenzione del mondo sull'assedio della Striscia di Gaza e in particolare sulle pesanti conseguenze per i pescatori, ostacolati nello svolgimento del proprio lavoro.


Il tipo di azione è stato deciso dopo lunghe negoziazioni, svoltesi già nei giorni precedenti, tra i promotori dell'evento, il gruppo 'Intifada Youth Coalition' e l'Unione Generale dei Pescatori. Il motivo del contendere era se arrivare o meno a rompere l'assedio, ovvero il limite di sei miglia nautiche dalla costa imposto unilateralmente da Israele. Dopo lunghe discussioni è prevalsa la posizione dei pescatori: la manifestazione avrebbe evidenziato l'assedio illegale ed inumano, ma senza tentare di forzare il blocco. Troppo alto il rischio per i pescatori, dato che sarebbero stati attaccati e avrebbero subito la confisca delle barche.

2. partenza

1. partenza

Una dopo l'altra le barche sono salpate dalle banchine, si sono raggruppate e sono uscite insieme, ad una velocità intorno ai 3-4 nodi. In totale c'erano sette pescherecci, con lunghezza massima di circa 20 metri, e undici barche più piccole, di tipo aperto.

3. partenza
A bordo una bella atmosfera: bandiere che sventolavano, persone che cantavano, nessun segno di tensione o nervosismo.
I partecipanti assaporavano l'idea di libertà, forse la celebrazione anticipata di quando un giorno potranno nuovamente navigare e pescare nelle proprie acque, senza la paura di essere attaccati dal potere militare di un'altra nazione, e riconquistare un'area che supera di gran lunga le terre occupate in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est.

4. viaggio

A bordo ho visto gioia e attesa. Un solitario F-16 che che ci ha sorvolati non ha goduto della nostra attenzione quanto un piccolo gruppo di delfini che ci accompagnava.
I soli che sembravano preoccupati erano quelli delle troupe televisive, intenti a coprire le proprie attrezzature con protezioni di plastica. E i pescatori: quelli che in effetti hanno il maggior numero di motivi di preoccupazione, e il maggior diritto di ricordare al mondo i crimini a cui si trovano sottoposti; alcuni di loro sono stati chiamati dai servizi segreti israeliani, il Mossad, che li ha minacciati e messi in guardia dal partecipare a questa azione.

Ci siamo fermati a due miglia nautiche dalla costa, e l'equipaggio ha manovrato per girare la barca, preparandosi a tornare indietro una volta che i giornalisti avessero fatto le loro foto.
Ma il gruppo dell'Intifada Youth Coalition ha cominciato a insistere perchè ci si avvicinasse maggiormente al limite di pesca delle sei miglia nautiche. Anche i giornalisti desideravano immagini che non fossero solo di bandiere che sventolavano o delfini che saltavano sull'acqua. E questa era anche l'occasione per i pescatori di mostrare al mondo il rischio che corrono ogni giorno.

5. due miglia

Il percorso fino alla tappa successiva, alla linea delle quattro miglia nautiche dalla costa, è stato caratterizzato da una maggiore attenzione.
Il limite era li davanti, al nostro orizzonte, dove si stagliavano due imbarcazioni che si poteva presumere fossero navi da guerra israeliane. Non sembravano muoversi, stavano solo ferme ad aspettare.
Le discussioni a bordo si sono fatte più accese, tra chi da una parte voleva continuare ad avvicinarsi al limite, forse anche provare a rompere il blocco, e chi dall'altra sapeva di rischiare tutto.
Raggiunte le quattro miglia e mezzo, la ragione ha avuto il sopravvento e siamo tornati indietro, in direzione del porto.

6. ritorno

Le troupe televisive e i fotografi non hanno avuto le immagini che speravano, e domani punteranno le loro telecamere verso altre direzioni. Ma cosa succederà ai pescatori quando non avranno più i media a bordo e quando nessun attivista internazionale sarà presente?
Non abbiamo dovuto aspettare molto per saperlo: appena tre ore più tardi vi è stato un primo attacco ad una barca da pesca, seguito da un successivo attacco dopo meno di un'ora.
Potremmo supporre che siano avvenuti come rappresaglia per l'azione di oggi, ma sappiamo bene che purtroppo gli assalti ai pescatori continuano comunque: non avranno termine finchè il mondo non farà seriamente pressione su Israele affinchè interrompa il blocco e i continui attacchi militari contro la popolazione civile.

Charlie Andreasson, Gaza – Palestina
(foto di Silvia Todeschini e di Charlie Andreasson)

 

 
 

Notizie correlate:
I pescatori di Gaza: storia di quotidiana resistenza
Il blog di Oliva: due pescatori arrestati
Protesta dei pescatori di Gaza contro il mancato rispetto degli accordi
Il Centro per i Diritti Umani Al-Mezan condanna gli attacchi israeliani
PCHR: Israeli Attacks on Fishermen in the Gaza Sea

 

 

 

L’’Arca di Gaza’ contro il blocco israeliano partirà in primavera 2014

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=645783

GAZA CITY (Ma'an) — La chiusura del valico di Rafah tra l’Egitto e la Striscia di Gaza ha ritardato la partenza dell’Arca di Gaza, un cargo estemporaneo allestito dai pescatori di Gaza che partirà verso l’Europa per protesta contro il blocco israeliano della Striscia di Gaza.

Un membro dell’associazione di pescatori palestinesi della Striscia di Gaza, Mahfouth Kabariti, afferma che l’Arca di Gaza avrebbe dovuto partire entro la fine del 2013, ma, in conseguenza della chiusura del valico di Rafah, la partenza è stata rimandata alla primavera del 2014.  

Fa notare che per poter affrontare il mare, l’Arca di Gaza ha ancora bisogno di equipaggiamento conforme agli standard europei di navigazione che può entrare a Gaza solo attraverso il valico di Rafah.

A La Spezia da ogni parte del mondo: Freedom Flotilla riparte a gonfie vele!

Cronaca4 13_10_31 FFC Meeting