Produttori Palestinesi

Investi in speranza:
supporta i produttori palestinesi 
attraverso l’Arca di Gaza

 

Acquistare da tutto il mondo prodotti Palestinesi esportati via mare tramite l'Arca di Gaza è un modo per sostenere il sistema produttivo di Gaza e della Palestina e portare all’attenzione dell’opinione pubblica il blocco illegale a cui sono sottoposti da troppo tempo gli abitanti della Striscia.

 

In questa pagina puoi leggere le storie dei produttori palestinesi che hanno deciso di esportare i loro prodotti tramite l'Arca di Gaza  e scoprire le ragioni per cui è importante supportarli. 

 


 
Cooperativa Erbe Medicinali Abbassan
Abassan Cooperative for Medicinal Herbs
 
 

Abbassan Cooperative for Medicinal Herbs è una cooperativa femminile – associata alle Cooperative per il Credito e il Risparmio – che organizza 67 donne del villaggio di AbbassanLa cooperativa coltiva e produce spezie tra cui timo (za’tar), salvia, camomilla e dugga.

Le donne si incontrano una volta alla settimana nella sede della cooperativa per apprendere nuovi metodi di coltivazione e condividere esperienze di vita. 

Salma Abu Mostafa (coordinatore):

“Il progetto è partito come iniziativa individuale nel 2001. Siccome la domanda era in crescita abbiamo acquisito nuovi macchinari e ci siamo trasferiti in un posto più grande. Questo ci ha consentito di offrire nuove possibilità alle donne della nostra regione, permettendo loro di lavorare con un guadagno più giusto."

Prima del blocco Israeliano, lo za’tar era importato dalla Cisgiordania; attualmente la cooperativa incoraggia le donne che vivono nelle zone rurali di gaza a coltivare lo za’tar nelle proprie fattorie, per poi lavorarlo utilizzando le attrezzature della cooperativa. 

Zataar_b_600

Salma Abu Mostafa (coordinatore):

“Uno degli aspetti peggiori del blocco israeliano è che ha interrotto tutti i nostri canali di esportazione. Nonostante il blocco, continuiamo a lavorare e a produrre secondo la nostra tradizione, ma abbiamo bisogno di maggiori possibilità di esportazione per i nostri prodotti – tipici palestinesi – nel mondo. L’arca di gaza ci incoraggia e apre nuove finestre alla speranza."  

 

Dugga 
Za'atar
 

 


 
Cooperativa Verdi Fattorie
Maftoul of Green Farms
 
 

Fondata nel 2002, la Maftoul of Green Farms è una cooperative femminile nel villaggio di Swarhaa sud della città di Nusirat, al centro della Striscia di Gaza. Impiega fino a dieci donne nella produzione di maftoul (couscous palestinese). 

Fatima Abu Swereh (supervisore):

''Quando abbiamo iniziato a produrre maftoul, lo facevamo transitare dalla Striscia di Gaza alla Cisgiordania, poi da lì lo esportavamo in Italia. La produzione superava 300 kg di maftoul al giorno, e ci garantiva una tranquilla situazione economico-finaziaria.
Quando è iniziato il blocco israeliano la situazione è precipitata. 
Ora il lavoro si è praticamente fermato, e con esso il gusto e la dignità del vivere.”

Il progetto di produzione di maftoul dava buone prospettive di lavoro alle donne palestinesi, che potevano aiutare le proprie famiglie e avere un ruolo attivo nella società. A causa del blocco sono rimaste senza lavoro e senza alcun tipo di reddito.

 

Maftoul-2b-600

 

Fatima è una rifugiata palestinese, originaria di Ashdod. Nel 1967 lei e suo marito – che era un combattente per la libertà – sono stati costretti da Israele all'esilio, e si sono trasferiti in Libia. Nel 1999 sono riusciti a tornare, e si sono dati da fare per cominciare una nuova vita.
Fatima ha una grande famiglia allargata, 
di cui fanno parte tre figli sposati e tre figlie. Abitano in una casa a due piani, per un 
totale di circa 25 persone; la maggior parte dei proventi derivano dalla produzione di maftoul.

Fatima spera che l’Arca di Gaza possa aiutarla ad esportare i suoi prodotti nel mondo e possa creare nuove opportunità di lavoro per le donne palestinesi. 

Maftoul
 


 
Associazione Al-Ahliya
Al-Ahliya Association
for the Development of Palms and Dates
 
 

I frutti e gli alberi di palma danno cibo e sono fonti di reddito per molte famiglie palestinesi di Gaza. Acquistando questi prodotti naturalmente dolci e privi di conservanti, contribuirete a dare speranza e dignità agli agricoltori ed alle loro famiglie. 
 

 

L’associazione Al-Ahliya di Deir Balah sostiene le famiglie che coltivano e commercializzano datteri, assistendoli nella vendita dei loro prodotti. 

Debes 
Miele
Aiwa 
Makhtom  

 


 
Associazione Nazionale Protezione Olivi
National Association of Olive Tree Protection
 
 

L’Associazione Nazionale Protezione Ulivi (National Association of Olive Tree Protection) è una cooperativa di piccoli olivicoltori che producono olio d’oliva.
La produzione di olio d’oliva è un’antica tradizione su cui ancora oggi più di 80.000 famiglie palestinesi basano la propria sussistenza.

Queste famiglie affrontano difficoltà economiche a causa delle restrizioni di accesso alle coltivazioni imposte loro da Israele, che spesso procede allo sradicamento, alla distruzione o alla requisizione di intere piantagioni. A partire dal 1967, le autorità israeliane sono responsabili dello sradicamento di oltre 800.000 alberi di olive palestinesi. 

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Puoi contribuire a mantenere in vita l’antica tradizione palestinese di coltivazione di olivi acquistando, tramite l'Arca di Gaza, l’olio d’oliva dell’Associazione. 

Olio
 


 
Associazione Aftaluna Elsom
Atfaluna Elsom As
Society for Deaf Children
 
 

Aftaluna in arabo significa "i nostri bambini". I prodotti di artigianato e mobili messi in vendita sostengono l'attività dell’associazione per i bambini sordi (Society for Deaf Children).
 

AFTALUNA

Atfaluna Crafts è un programma per la produzione di reddito che dà impiego a 70 donne e uomini sordi in diversi laboratori ( http://goo.gl/YuWKns )

 

Altre 250 donne sorde possono lavorare direttamente nelle proprie case grazie a un programma di lavoro da casa, per poi portare i prodotti all'associazione. 

Scatola
Scialle
Vestito
Sottobicchieri
Portamonete
 


 
Unione Donne Palestinesi
Palestine Women's Union – Gaza 
 
 

Palestine Women's Union – Gaza (PWU), l’Associazione delle Donne di Gaza, è stata fondata nel 1964 ed ha 3 filiali. L’obiettivo è quello di elevare lo standard sociale, culturale , economico e di salute delle donne. 
Dopo un primo asilo, costruito nel 1964 nel centro di Gaza, in seguito ne ha aperti altri tre lungo la Striscia, tutti dotati di educatrici qualificate e strumenti educativi moderni.

Laila Kabariti (Membro del Consiglio di Amministrazione):

“Speravamo di aprire nuove filiali nel campo rifugiati di Jabalia, Deir El Balah e Abassan, ma a causa del rigido blocco israeliano e della conseguente mancanza di risorse, siamo state costrette al contrario, ossia a chiudere filiali a Rafah e Biet Hanoun. Questo oltre ha danneggiato parecchie donne palestinesi e aumentato il tasso di disoccupazione nella nostra società."

Con insegnanti qualificate e macchinari moderni, la PWU ha aiutato centinaia di donne palestinesi a migliorare la propria situazione economica, fornendo corsi, laboratori, scuole di lingua, di cucito, lavoro a maglia, uncinetto e ricamo.

Questi corsi e questi laboratori costituiscono una importante possibilità per le donne di impiegarsi e guadagnare in maniera più giusta. Le donne hanno inoltre la possibilità di realizzare i prodotti anche a casa, per poi venderli attraverso i centri.

Prima del blocco, la PWU esportava verso vari paesi del Golfo tra cui Arabia Saudita e Qatar inoltre vendeva i propri prodotti alle persone in vacanza nella Striscia di Gaza.

 

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Laila Qrenawi (Supervisore della sezione ricami): 

“Il blocco israeliano è sempre più rigido: non si possono importare attrezzature, ed è quasi impossibile reperire le materie prime – come fibra tessile e tessuti – per cui il loro costo è salito alle stelle; infine ci impediscono di esportare i prodotti realizzati. Tutto ciò ha inevitabilmente causato un notevole calo di produzione, e siamo state costrette a licenziare molte donne."
 
"Sono una rifugiata palestinese da Jaffa, vivo nel campo profughi di Al-shati. Mio padre è morto quando ero piccola e mia madre quando ero ancora giovane. Avrei voluto studiare al college, ma non potevo permettermi la retta.
Mi sono associata alla PWU e ho fatto un corso di ricamo, iniziando così a lavorare per loro. Questo mi ha consentito di continuare gli studi, ottenendo un diploma di segretaria e pubbliche relazioni, ma – ancora più importante – ho imparato a sviluppare le mie capacità nella vita." 

Set Tovaglia
 


 
Associazione per la Tutela delle Tradizioni e lo Sviluppo
Palestinian Association for Development and Heritage Protection (PADHP)
 
 

L’Associazione Palestinese per la Tutela delle tradizioni e lo Sviluppo è un’associazione no-profit non governativa, fondata nel 2002. 
L’obiettivo prioritario di PADHP è quello di sostenere lo sviluppo delle comunità Palestinesi nelle aeree di emarginazione, tramite la tutela e la promozione del patrimonio culturale palestinese. 

 

PADHP lavora per realizzare la trasformazione delle comunità consumatrici in comunità produttive; opera in special modo tra le donne e i giovani, aiutandoli a sviluppare le loro abilità per creare in prima persona posti di lavoro all’interno delle comunità stesse. 
 

Un esempio: Samira Qarmot, rifugiata palestinese da Der Sneed, vive nel campo profughi di Jablaia; con lo stipendio del lavoro presso PADHP Samera contribuisce al mantenimento della sua famiglia allargata.  

Tracolla Gazawi
Tracolla Falahai 1
Tracolla Falahai 2
 


 
Tappeti El Sawaf
El Sawaf Carpets
 
 

El Sawaf Carpet factory è produttiva nella Striscia di Gaza da oltre 100 anni.
Prima del blocco, la maggior parte dei loro tappeti erano esportati verso i territori occupati da Israele, la West Bank e la Giordania.

Come conseguenza del blocco, Mahmoud El Sawaf ha dovuto chiudere la sua fabbrica e licenziare tutto il suo personale – 15 impiegati a tempo pieno. La sua attività si è ridotta ad un piccolo laboratorio familiare che va avanti con fatica. 

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“Il popolo palestinese non ha bisogno di aiuti, ha bisogno di libertà. Abbiamo la capacità e l’abilità necessari a realizzare prodotti unici, e siamo capaci di competere nel mercato internazionale: abbiamo solo bisogno che sia possibile poterlo fare” afferma Mahmoud El Sawaf.

Prima del blocco nei vari laboratori della Striscia di Gaza erano attivi 500 telai manuali e 60 telai meccanici. Ora, a causa del blocco, in tutta la Striscia sono rimasti attivi solo 10 telai manuali e 2 telai meccanici. 

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Comprando un cuscino fatto a mano da El Sawaf Carpets puoi contribuire ad arginare il declino della produzione dei manufatti di tappezzeria nella Striscia di Gaza assediata; un acquisto che non sostiene solo la famiglia di El Sawaf, ma contribuisce a restituire speranza all’intera Striscia! 

Tappeto
Cuscino
 

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Charlie Andreasson, attivista svedese impegnato nel progetto Arca di Gaza, ha intervistato Mahmoud El Sawaf nel mese di marzo 2014.
«Vogliono spazzare via la cultura e la storia palestinese» 
A Gaza, una fabbrica di tappeti sotto assedio.
 
 

Prima di accomodarci per un bicchiere di caffè turco, tra scaffali pieni di tappeti intessuti ed ordinatamente impilati, Mahmoud El Sawaf, 68 anni, mi propone un giro della piccola fabbrica. Il giro si rivela piuttosto veloce: ci sono solo un telaio manuale e uno meccanico. In effetti il mercato locale di Gaza è un po troppo ristretto. 

Prima del 2007 data di inasprimento dell'assedio, aveva una fabbrica più grande: quindici telai manuali e nove telai meccanici, con cui dava lavoro a 17 persone.

In tutta la Striscia di Gaza i produttori erano centinaia: ora ne sono rimasti solo cinque, e lui è l'unico con un telaio meccanico in produzione, sebbene risenta dei limiti causati dai continui tagli di energia elettrica operati da Israele.

"Le difficoltà erano già iniziate nel 2005 – dice Mahmoud, una persona che ha ben chiaro il quadro generale della situazione – quando gli israeliani hanno lasciato la Striscia di Gaza."

"In efffetti siamo ancora sotto occupazione – continua – Controllano il nostro spazio aereo, i confini via terra e via mare, la nostra economia e le nostre vite. Unica differenza è che ciò accade senza la loro costante presenza fisica. 
In precedenza vi erano condizioni completamente diverse per gli scambi economici, anche se i palestinesi erano considerati e trattati come persone di seconda classe."

Mahmoud poteva viaggiare e commerciare con la West Bank, la Giordania e i Paesi del Golfo. Oggi questo non è più possibile. Indica una piccola pila di tappeti pronta sul pavimento, un ordine proveniente da un palestinese in Ucraina; purtroppo Mahmoud non ha possibilità di consegnarli. 

Dice che non ce l'ha con gli israeliani, e sottolinea che la popolazione israeliana non necessariamente supporta le politiche del proprio governo.
Ritiene inoltre che la colpa non sia solo del governo israeliano, ma anche dei governi di tutto il mondo, che permettono a Israele di continuare a comportarsi in questo modo.

Spera comunque che la situazione possa cambiare per il meglio.
"Siamo costretti a sperare – dice – altrimenti non abbiamo nulla per cui vivere".

Si augura l'Arca di Gaza possa mostrare al mondo che Gaza – per non dipendere dagli aiuti come lo è adesso – ha solo bisogno di commercio, deve semplicemente avere la possibilità di prender parte all'economia globale.

 

Ma un'Arca non può costituire un cambiamento duraturo: ce ne devono essere molte.
C'è bisogno di continuità degli approvvigionamenti e di una libera economia di scambio e di esportazione. Tutto ciò non è permesso da quando è iniziato il blocco: è innegabile che una delle sue funzioni è proprio quella di strangolare l'economia della Striscia di Gaza.

 

"Ma c'è una ragione, forse ancora più importante, a cui molte persone non pensano– dice Mahmoud, appoggiando il bicchiere sul vassoio.

"Quando vai al mercato, trovi una miriade di prodotti diversi, perlopiù cianfrusaglie, importati senza problemi. Molto più difficile trovare materie prime, ad esempio quelle necessarie per realizzare i tappeti. Possono passare dei mesi prima che qualcosa sia disponibile, e solitamente si trova solo in piccole quantità. Sono stato fortunato ad averne fatto scorta prima dell'inizio dell'assedio. E comunque, essendo rimasti in pochi produttori, non c'è nemmeno da litigare molto per spartirsi le materie prime disponibili."

"L'intento di tutto questo è spazzare via la cultura, la storia e le tradizioni palestinesi. L'esistenza stessa di questi prodotti viene considerata una minaccia alla sicurezza, e in una certa misura è vero: non per gli israeliani in se, ma per la politica negazionista del loro governo. E' una delle ragioni per cui è consentito importare tappeti prodotti in serie dalla Cina, mentre io probabilmente non sarò mai in grado di inviare quei miei tappeti in Ucraina.

Rompere il blocco con l'Arca di Gaza costituisce una speranza non solo per la sopravvivenza della mia azienda, ma proprio per la sopravvivenza della cultura e delle tradizioni palestinesi."  

 

 

Puoi ordinare i prodotti di questi produttori
tramite i Gruppi di Acquisto Solidale Arca di Gaza

Per informazioni scrivi a arcadigaza@gmail.com 

Aggiungi la tua firma alla petizione che chiede all’ONU di agire per far cessare immediatamente l’assedio della Striscia di Gaza (http://goo.gl/Dz0dr5)