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Pescatori palestinesi ed attivisti protestano contro l’assedio israeliano della Striscia di Gaza

     
 

Lunedì 2 Dicembre 2013, circa 200-250 persone tra attivisti e pescatori Palestinesi, attivisti internazionali e giornalisti locali e internazionali, si sono dati appuntamento al porto di Gaza per un'azione congiunta, con il fine di richiamare l'attenzione del mondo sull'assedio della Striscia di Gaza e in particolare sulle pesanti conseguenze per i pescatori, ostacolati nello svolgimento del proprio lavoro.


Il tipo di azione è stato deciso dopo lunghe negoziazioni, svoltesi già nei giorni precedenti, tra i promotori dell'evento, il gruppo 'Intifada Youth Coalition' e l'Unione Generale dei Pescatori. Il motivo del contendere era se arrivare o meno a rompere l'assedio, ovvero il limite di sei miglia nautiche dalla costa imposto unilateralmente da Israele. Dopo lunghe discussioni è prevalsa la posizione dei pescatori: la manifestazione avrebbe evidenziato l'assedio illegale ed inumano, ma senza tentare di forzare il blocco. Troppo alto il rischio per i pescatori, dato che sarebbero stati attaccati e avrebbero subito la confisca delle barche.

2. partenza

1. partenza

Una dopo l'altra le barche sono salpate dalle banchine, si sono raggruppate e sono uscite insieme, ad una velocità intorno ai 3-4 nodi. In totale c'erano sette pescherecci, con lunghezza massima di circa 20 metri, e undici barche più piccole, di tipo aperto.

3. partenza
A bordo una bella atmosfera: bandiere che sventolavano, persone che cantavano, nessun segno di tensione o nervosismo.
I partecipanti assaporavano l'idea di libertà, forse la celebrazione anticipata di quando un giorno potranno nuovamente navigare e pescare nelle proprie acque, senza la paura di essere attaccati dal potere militare di un'altra nazione, e riconquistare un'area che supera di gran lunga le terre occupate in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est.

4. viaggio

A bordo ho visto gioia e attesa. Un solitario F-16 che che ci ha sorvolati non ha goduto della nostra attenzione quanto un piccolo gruppo di delfini che ci accompagnava.
I soli che sembravano preoccupati erano quelli delle troupe televisive, intenti a coprire le proprie attrezzature con protezioni di plastica. E i pescatori: quelli che in effetti hanno il maggior numero di motivi di preoccupazione, e il maggior diritto di ricordare al mondo i crimini a cui si trovano sottoposti; alcuni di loro sono stati chiamati dai servizi segreti israeliani, il Mossad, che li ha minacciati e messi in guardia dal partecipare a questa azione.

Ci siamo fermati a due miglia nautiche dalla costa, e l'equipaggio ha manovrato per girare la barca, preparandosi a tornare indietro una volta che i giornalisti avessero fatto le loro foto.
Ma il gruppo dell'Intifada Youth Coalition ha cominciato a insistere perchè ci si avvicinasse maggiormente al limite di pesca delle sei miglia nautiche. Anche i giornalisti desideravano immagini che non fossero solo di bandiere che sventolavano o delfini che saltavano sull'acqua. E questa era anche l'occasione per i pescatori di mostrare al mondo il rischio che corrono ogni giorno.

5. due miglia

Il percorso fino alla tappa successiva, alla linea delle quattro miglia nautiche dalla costa, è stato caratterizzato da una maggiore attenzione.
Il limite era li davanti, al nostro orizzonte, dove si stagliavano due imbarcazioni che si poteva presumere fossero navi da guerra israeliane. Non sembravano muoversi, stavano solo ferme ad aspettare.
Le discussioni a bordo si sono fatte più accese, tra chi da una parte voleva continuare ad avvicinarsi al limite, forse anche provare a rompere il blocco, e chi dall'altra sapeva di rischiare tutto.
Raggiunte le quattro miglia e mezzo, la ragione ha avuto il sopravvento e siamo tornati indietro, in direzione del porto.

6. ritorno

Le troupe televisive e i fotografi non hanno avuto le immagini che speravano, e domani punteranno le loro telecamere verso altre direzioni. Ma cosa succederà ai pescatori quando non avranno più i media a bordo e quando nessun attivista internazionale sarà presente?
Non abbiamo dovuto aspettare molto per saperlo: appena tre ore più tardi vi è stato un primo attacco ad una barca da pesca, seguito da un successivo attacco dopo meno di un'ora.
Potremmo supporre che siano avvenuti come rappresaglia per l'azione di oggi, ma sappiamo bene che purtroppo gli assalti ai pescatori continuano comunque: non avranno termine finchè il mondo non farà seriamente pressione su Israele affinchè interrompa il blocco e i continui attacchi militari contro la popolazione civile.

Charlie Andreasson, Gaza – Palestina
(foto di Silvia Todeschini e di Charlie Andreasson)

 

 
 

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Il blog di Oliva: due pescatori arrestati
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Il Centro per i Diritti Umani Al-Mezan condanna gli attacchi israeliani
PCHR: Israeli Attacks on Fishermen in the Gaza Sea

 

 

 

Le scuse da Israele hanno poco significato per le famiglie dei nove passeggeri assassinati

Le famiglie dei nove passeggeri assassinati sulla Freedom Flotilla in rotta verso Gaza chiedono che il blocco israeliano su Gaza venga tolto

di Ann Wright

Rappresentanti dell’IHH, l’organizzazione umanitaria internazionale che organizzò l’imbarco dei passeggeri sulla Mavi Marmara, per la Freedom Flotilla verso Gaza nel 2010, hanno dichiarato all’autore che le famiglie delle nove vittime del commando delle forze di difesa israeliane del 31 Maggio 2010 ritengono che le “scuse” del governo israeliano al governo turco significhino ben poco finchè lo stesso governo israeliano non toglierà il blocco.